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L’intestino non è solo un tubo: perché la salute intestinale conta molto più della digestione

6 ott
Tempo di lettura: 4 min
Dettaglio microscopico delle complesse strutture villose che compongono la superficie del tubo gastrointestinale, essenziale per l'assorbimento dei nutrienti.
Dettaglio microscopico delle complesse strutture villose che compongono la superficie del tubo gastrointestinale, essenziale per l'assorbimento dei nutrienti.

Quando pensiamo all’intestino, spesso lo immaginiamo semplicemente come un lungo tubo attraverso il quale passa ciò che mangiamo: il cibo viene digerito, assorbiamo quello che ci serve ed eliminiamo ciò che rimane.

E se non abbiamo mal di pancia, diarrea o stitichezza, tendiamo a pensare che tutto stia funzionando perfettamente.

In realtà, l’intestino svolge funzioni molto più complesse della sola digestione.

È contemporaneamente una superficie di assorbimento, una barriera selettiva, uno dei principali distretti di interazione con il sistema immunitario e l’habitat di miliardi di microrganismi che compongono il microbiota intestinale.

Comprendere questo cambia anche il modo in cui interpretiamo alcuni disturbi e alcune carenze nutrizionali.


L’intestino è una barriera, non semplicemente un tubo


Una delle funzioni più importanti dell’intestino è apparentemente contraddittoria: deve essere abbastanza “aperto” da permettere l’assorbimento dei nutrienti, ma allo stesso tempo abbastanza selettivo da impedire il passaggio indiscriminato di microrganismi, tossine e altre sostanze presenti nel lume intestinale.

La parete intestinale svolge quindi il ruolo di una vera e propria barriera selettiva.

A partecipare a questo sistema non sono soltanto le cellule intestinali.

Entrano in gioco anche:

  • lo strato di muco;

  • le giunzioni che collegano tra loro le cellule intestinali;

  • il sistema immunitario associato alla mucosa;

  • il microbiota intestinale e i metaboliti da esso prodotti.

È un ecosistema estremamente dinamico.

Ed è proprio per questo che parlare genericamente di “intestino” significa, in realtà, parlare di molti sistemi che lavorano contemporaneamente.


Intestino e sistema immunitario sono strettamente collegati


L'apparato gastrointestinale rappresenta una delle più importanti superfici di contatto tra il nostro organismo e l'ambiente esterno.

Ogni giorno attraverso l'intestino transitano alimenti, proteine, microrganismi e numerose molecole con cui il sistema immunitario deve continuamente interagire.

L'obiettivo non è reagire contro tutto ciò che arriva.

Al contrario.

Il sistema immunitario intestinale deve essere capace di tollerare ciò che è innocuo, come gli alimenti e gran parte dei microrganismi commensali, e contemporaneamente riconoscere ciò che potrebbe rappresentare una minaccia.

È quindi un equilibrio molto sofisticato tra tolleranza e difesa.

Anche per questo motivo intestino, microbiota, barriera mucosale e risposta immunitaria sono strettamente interconnessi.


È nell'intestino che assorbiamo gran parte di ciò che ci serve


Proteine, carboidrati e grassi devono essere prima digeriti e successivamente assorbiti.

Lo stesso vale per vitamine, minerali e numerose altre sostanze indispensabili al metabolismo.

Ma l'assorbimento non è un processo completamente automatico.

Ogni nutriente ha infatti modalità e sedi di assorbimento differenti.

Pensiamo, per esempio, alla vitamina B12: per essere assorbita correttamente non basta semplicemente introdurla con gli alimenti. Sono necessari diversi passaggi digestivi, l'intervento dello stomaco, del pancreas, del fattore intrinseco e infine un intestino tenue funzionalmente integro.

Il ferro segue meccanismi differenti.

I grassi e le vitamine liposolubili necessitano di un'adeguata digestione e dell'intervento della bile e degli enzimi pancreatici.

Per questo motivo ciò che mangiamo e ciò che effettivamente riusciamo ad assorbire non sono necessariamente la stessa cosa.


Una carenza non significa automaticamente “mangiarne troppo poco”


Quando negli esami compare una carenza di ferro, vitamina B12, folati o di un altro micronutriente, la prima domanda spesso è:

“Ne sto assumendo abbastanza?”

È una domanda importante, ma non è l'unica.

Una carenza nutrizionale può dipendere dall'apporto alimentare insufficiente, ma anche da un aumento del fabbisogno, da ridotto assorbimento, da alcune patologie gastrointestinali, da interazioni con farmaci, da aumentate perdite o da alterazioni del metabolismo del nutriente.

Ecco perché, nella pratica clinica, non considero mai un valore di laboratorio isolatamente.

Se una ferritina continua a essere bassa, se la vitamina B12 scende nonostante un'alimentazione apparentemente adeguata oppure se determinate carenze tendono a ripresentarsi, può essere utile interrogarsi non soltanto su quanto viene introdotto, ma anche su cosa accade lungo tutto il percorso digestivo.


E quindi gli integratori non servono?


No: sarebbe altrettanto sbagliato arrivare a questa conclusione.

Quando esiste una carenza documentata, l'integrazione può essere necessaria e, in alcuni casi, fondamentale.

Ma c'è una differenza importante tra correggere una carenza e comprendere perché quella carenza si è sviluppata.

Le due cose possono e spesso devono procedere insieme.

Per esempio, in presenza di una carenza di vitamina B12 potrebbe essere necessario integrarla, ma allo stesso tempo valutare se esistono fattori che ne compromettono l'assorbimento.

Lo stesso ragionamento può valere per ferro, folati, vitamina D e altri micronutrienti, naturalmente con meccanismi diversi.

Limitarsi a integrare senza cercare la causa può significare correggere temporaneamente il valore senza comprendere il problema alla base.


Quando l'intestino merita di essere approfondito?


Non soltanto quando fa male.

Gonfiore persistente, alterazioni dell'alvo, digestione difficile e dolore addominale sono certamente segnali importanti, ma non sono gli unici elementi che considero durante una valutazione nutrizionale.

A volte sono la storia clinica, la presenza di carenze ricorrenti, determinati farmaci, precedenti patologie gastrointestinali, interventi chirurgici o un insieme di sintomi apparentemente scollegati a suggerire che sia opportuno approfondire anche la funzione gastrointestinale.

Questo non significa attribuire automaticamente ogni disturbo alla “disbiosi”, alla “permeabilità intestinale” o alla SIBO.

Significa esattamente il contrario: evitare spiegazioni semplicistiche e ricostruire il quadro nel suo insieme.


La salute intestinale è molto più della semplice assenza di gonfiore


L'intestino non è un organo che diventa importante soltanto quando provoca sintomi.

È una delle principali interfacce attraverso cui il nostro organismo entra in relazione con ciò che mangiamo e con il mondo microbico che ci circonda.

Qui avvengono digestione e assorbimento.

Qui una parte rilevante del sistema immunitario incontra ogni giorno antigeni alimentari e microbici.

Qui microbiota, mucosa, sistema immunitario e nutrienti dialogano continuamente.

Per questo, quando lavoro sulla salute intestinale, il mio obiettivo non è semplicemente “far passare il gonfiore”.

L'obiettivo è capire che cosa sta succedendo, quali meccanismi possono essere coinvolti e quali interventi nutrizionali siano realmente indicati per quella persona.

Perché due persone possono avere lo stesso sintomo — per esempio gonfiore, stipsi o una carenza di ferro — e avere bisogno di percorsi completamente diversi.

Ed è proprio da questa distinzione che dovrebbe iniziare una vera valutazione nutrizionale personalizzata.

 
 
 

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