SIBO, IBS e disbiosi: differenze, sintomi e cosa significa davvero
Aggiornamento: 17 ott
Gonfiore, distensione addominale, meteorismo, dolore, stipsi o diarrea. Quando questi sintomi persistono, termini come SIBO, IBS e disbiosi intestinale diventano sempre più comuni. A volte vengono usati quasi come se indicassero lo stesso problema. In realtà non sono sinonimi. Possono condividere alcuni sintomi, coesistere nella stessa persona e avere alcuni meccanismi in comune, ma descrivono condizioni e concetti diversi. Comprendere questa distinzione è importante anche dal punto di vista nutrizionale: avere la pancia gonfia non significa automaticamente avere una SIBO, così come parlare di disbiosi non equivale a formulare una diagnosi di IBS.
Che cos'è la SIBO?
SIBO significa Small Intestinal Bacterial Overgrowth, cioè sovracrescita batterica dell'intestino tenue. L'American College of Gastroenterology la definisce come una presenza eccessiva di batteri nell'intestino tenue associata a sintomi gastrointestinali. Normalmente, la maggior parte della popolazione microbica intestinale si concentra nel colon. Nell'intestino tenue, la quantità e la distribuzione dei microrganismi sono differenti.
Quando questo equilibrio viene alterato, possono comparire sintomi quali:
gonfiore e distensione addominale;
meteorismo;
dolore o discomfort addominale;
diarrea;
talvolta stipsi;
alterazioni dell'alvo.
Il problema è che nessuno di questi sintomi, preso singolarmente, identifica la SIBO. Sono manifestazioni molto comuni anche in altre condizioni gastrointestinali. Per questo, la presenza di gonfiore dopo i pasti non dovrebbe portare automaticamente alla conclusione: “Ho la SIBO”. Anche i test utilizzati nella pratica clinica, principalmente breath test al glucosio o al lattulosio, devono essere interpretati nel contesto clinico. La letteratura mostra infatti limiti di sensibilità, specificità e standardizzazione dei test respiratori.
E l'IMO?
Anche qui esiste una distinzione importante. Quando al breath test emerge una produzione significativa di metano, oggi è più corretto parlare di IMO — Intestinal Methanogen Overgrowth, cioè sovracrescita intestinale di microrganismi produttori di metano. Questo perché il metano viene prodotto principalmente da Archaea metanogeni, che non sono batteri. SIBO e IMO, quindi, non sono esattamente la stessa cosa. Dal punto di vista clinico, questa distinzione può avere importanza anche perché una maggiore produzione di metano viene frequentemente osservata nei quadri caratterizzati da rallentamento del transito e stipsi.
Che cos'è invece l'IBS?
L'IBS — Irritable Bowel Syndrome, o sindrome dell'intestino irritabile — appartiene ai disturbi dell'interazione intestino-cervello. Non è definita dalla presenza di un particolare batterio e non viene diagnosticata attraverso un test del microbiota. Secondo i criteri di Roma, l'IBS è caratterizzata principalmente dalla presenza ricorrente di dolore addominale associato alla defecazione e/o a modificazioni della frequenza o della forma delle feci.
Esistono inoltre differenti sottotipi, in base alle caratteristiche dell'alvo:
IBS con prevalenza di stipsi;
IBS con prevalenza di diarrea;
IBS mista;
forme non classificabili nei sottotipi precedenti.
Ma l'IBS è più complessa di un semplice intestino “sensibile”. Possono essere coinvolti, con peso diverso da persona a persona:
motilità gastrointestinale;
sensibilità viscerale;
comunicazione intestino-sistema nervoso;
fattori alimentari;
stress e risposta neuroendocrina;
modificazioni della barriera intestinale;
microbiota intestinale;
precedenti infezioni gastrointestinali.
Questo significa che due persone entrambe con IBS possono avere sintomi simili ma meccanismi predominanti differenti. Ed è uno dei motivi per cui una strategia alimentare identica per tutti difficilmente può essere considerata appropriata.
IBS e SIBO possono coesistere?
Sì. Ed è probabilmente una delle ragioni per cui i due termini vengono spesso confusi. Gli studi mostrano che la positività ai test utilizzati per identificare una possibile SIBO è più frequente nelle persone con IBS rispetto ai controlli, anche se le percentuali cambiano notevolmente in funzione della popolazione studiata e, soprattutto, del metodo diagnostico utilizzato. Una meta-analisi recente sui disturbi gastrointestinali funzionali conferma inoltre una marcata eterogeneità delle stime e differenze rilevanti tra breath test al lattulosio e al glucosio. Quindi: una persona con IBS può avere anche una SIBO, ma avere IBS non significa automaticamente avere SIBO. Allo stesso modo, individuare una SIBO non significa che questa spieghi necessariamente tutti i sintomi gastrointestinali della persona.
E allora che cosa significa “disbiosi”?
Qui bisogna fare una distinzione ancora più importante. Con il termine disbiosi si descrive in senso generale un'alterazione dell'ecosistema microbico rispetto a una condizione considerata favorevole o di equilibrio. Può riguardare, per esempio:
composizione delle comunità microbiche;
diversità;
abbondanza relativa di determinati microrganismi;
funzioni metaboliche del microbiota;
interazioni tra microbi e ospite.
Ma “disbiosi” non è una diagnosi clinica equivalente a IBS o SIBO. E soprattutto non esiste oggi un'unica composizione del microbiota che possa essere definita universalmente come “normale” e dalla quale ricavare, per semplice confronto, una diagnosi standardizzata di disbiosi. Questo punto è particolarmente importante perché negli ultimi anni sono diventati disponibili numerosi test commerciali del microbiota. L'International Consensus Statement on Microbiome Testing in Clinical Practice ha sottolineato nel 2025 che, nonostante il grande interesse scientifico verso il microbioma come strumento diagnostico, le evidenze sulla sua utilità clinica sono ancora limitate e molti test commerciali non dispongono di un valore clinico sufficientemente validato. Questo non significa che lo studio del microbiota non abbia valore. Significa piuttosto che un risultato microbiologico deve essere interpretato con molta prudenza e non può essere trasformato automaticamente in una diagnosi o in una lista di alimenti da eliminare.
Quindi IBS, SIBO e disbiosi possono essere collegate?
Possono esserlo, ma non attraverso una relazione semplice del tipo: disbiosi → SIBO → IBS. La realtà è molto più articolata. Il microbiota è coinvolto in numerose funzioni intestinali e alcune alterazioni della comunità microbica sono state osservate nelle persone con IBS. Allo stesso tempo, alterazioni della motilità intestinale, transito rallentato, modificazioni dell'ambiente intestinale e altre condizioni predisponenti possono contribuire allo sviluppo di una sovracrescita microbica. Esistono quindi sovrapposizioni e interazioni, ma questo non autorizza a considerare i tre termini intercambiabili.
Perché questa distinzione cambia anche il percorso nutrizionale?
Perché partire soltanto dal sintomo può portare facilmente a strategie troppo generiche. Prendiamo il gonfiore. Una persona potrebbe pensare: “Mi gonfio, quindi ho una disbiosi.” Oppure: “Mi gonfio dopo i carboidrati, quindi ho la SIBO.” Ma il gonfiore può comparire in numerose situazioni e la sua interpretazione dipende anche da:
quando compare;
quali alimenti sembrano associarsi al sintomo;
presenza di dolore;
frequenza e consistenza delle evacuazioni;
presenza di stipsi o diarrea;
distensione addominale visibile;
farmaci e integratori assunti;
precedenti infezioni gastrointestinali;
eventuali diagnosi già effettuate;
andamento dei sintomi nel tempo.
È quindi molto diverso intervenire su una persona con IBS e ipersensibilità viscerale, su una persona con SIBO documentata, oppure su una persona con stipsi importante e produzione di metano.
E la dieta low FODMAP?
Anche in questo caso è facile creare confusione. La dieta a basso contenuto di FODMAP può essere utilizzata, quando indicata, nella gestione dei sintomi dell'IBS. Questo però non significa che: “Se sto meglio eliminando i FODMAP, allora avevo la SIBO.” La risposta sintomatica a una dieta non rappresenta un test diagnostico. Inoltre, una dieta low FODMAP correttamente impostata non dovrebbe essere interpretata come una dieta di eliminazione permanente. La prima fase restrittiva viene generalmente seguita da una reintroduzione progressiva, finalizzata a individuare la tolleranza individuale e ad ampliare nuovamente l'alimentazione quanto possibile. L'obiettivo non dovrebbe essere eliminare sempre più alimenti, ma costruire nel tempo l'alimentazione più varia possibile compatibilmente con la tolleranza e con il quadro clinico della persona.
Se ho gonfiore, da dove si comincia?
Non necessariamente da un test e nemmeno da una lista di alimenti da eliminare. Nella valutazione nutrizionale considero prima di tutto il quadro complessivo:
caratteristiche dei sintomi;
alvo e regolarità intestinale;
alimentazione abituale;
rapporto tra sintomi e pasti;
eventuali restrizioni già adottate;
farmaci e integratori;
esami e accertamenti già effettuati;
diagnosi mediche;
stile di vita e attività fisica;
eventuali condizioni metaboliche o ormonali associate.
Solo dopo è possibile capire quale strategia nutrizionale possa essere ragionevole e se siano necessari ulteriori approfondimenti medici.
In sintesi: qual è la differenza?
SIBO è una condizione caratterizzata da una quantità anomala di batteri nell'intestino tenue associata a sintomi gastrointestinali. IBS è una sindrome appartenente ai disturbi dell'interazione intestino-cervello, caratterizzata principalmente da dolore addominale associato a modificazioni dell'evacuazione. Disbiosi è un termine più ampio utilizzato per descrivere alterazioni dell'ecosistema microbico. Non corrisponde, da solo, a una diagnosi clinica standardizzata. Le tre condizioni possono intersecarsi, ma non sono sinonimi. Ed è proprio questa distinzione che aiuta a evitare uno degli errori più frequenti nei disturbi gastrointestinali: trattare lo stesso sintomo nello stesso modo in persone che possono avere problemi differenti. Se gonfiore, dolore, stipsi, diarrea o distensione addominale persistono, una valutazione personalizzata può aiutare a ricostruire il quadro e a capire quali aspetti sia realmente utile approfondire.

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